
“Se la felicità dei figli fosse in vendita, molti genitori la metterebbero nel carrello insieme al latte e ai biscotti.”
Un cambio di paradigma rispetto alle generazioni passate, che sostenevano la crescita senza preoccuparsi troppo della felicità immediata. Oggi, invece, si cerca di evitare ai ragazzi ogni fatica, con il risultato di renderli meno pronti ad affrontare le difficoltà della vita. Ma la crescita, avverte Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore all’Università degli Studi di Milano, non si acquista sugli scaffali del supermercato: si costruisce giorno dopo giorno, tra fatica, errori e piccole conquiste.
Oggi, però, la tentazione di spianare la strada ai ragazzi è fortissima. L’immagine simbolo di tale tendenza è quella dei genitori che portano lo zaino dei figli fuori dalla scuola media: un gesto che, pur nascendo dall’affetto, priva i ragazzi di un confronto necessario con il principio di realtà, rendendoli affaticati e disorientati di fronte alle richieste dell’età adulta.
La genitorialità iperprotettiva, spesso definita anche come “genitorialità spazzaneve”, rappresenta una delle trasformazioni più evidenti e discusse nel modo di crescere i figli negli ultimi decenni. Il termine “spazzaneve” richiama l’immagine di un genitore che, con le migliori intenzioni, si adopera per rimuovere ogni ostacolo dal cammino del proprio figlio, anticipando e risolvendo qualsiasi difficoltà prima ancora che il ragazzo possa affrontarla in prima persona. L’atteggiamento nasce dal desiderio di garantire ai figli una vita serena, priva di sofferenze e delusioni, ma rischia di produrre effetti opposti a quelli sperati. I bambini e gli adolescenti che crescono in un ambiente iperprotettivo spesso sviluppano una bassa tolleranza alla frustrazione, faticano a gestire l’ansia e si sentono impreparati di fronte alle sfide della vita reale. La mancanza di esperienze di fatica e di piccoli fallimenti, infatti, priva i giovani di occasioni fondamentali per costruire autonomia, resilienza e capacità di problem solving.
In questo modo, la protezione eccessiva si trasforma in un limite, rendendo i ragazzi più fragili e meno sicuri di sé. In alternativa a questo modello, Alberto Pellai propone la figura del genitore-allenatore, un approccio educativo che si distingue sia dall’autoritarismo che dal permissivismo. Il genitore-allenatore non elimina le difficoltà dal percorso dei figli, ma li accompagna nell’affrontarle, offrendo sostegno, incoraggiamento e strumenti persuperare gli ostacoli. Come un vero coach, osserva, ascolta e interviene solo quando necessario, lasciando spazio all’autonomia e alla sperimentazione. Il modello si fonda sull’idea che la crescita passi attraverso l’esperienza diretta, la fatica e anche l’errore, elementi indispensabili per sviluppare competenze e fiducia in sé stessi. Il genitore-allenatore è una figura esemplare, non perfetta, che trasmette ai figli il desiderio di diventare adulti mostrando soddisfazione e realizzazione nella propria vita. In questo modo, l’età adulta non appare come una meta temuta o sgradevole, ma come un traguardo desiderabile e raggiungibile. L’approccio del genitore-allenatore, quindi, si propone come una risposta concreta alle fragilità generate dall’iperprotezione, restituendo ai ragazzi la possibilità di crescere davvero, imparando a confrontarsi con la realtà e a costruire la propria autonomia.

